Impianti, i luoghi comuni da sfatare

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Le domande più frequenti che si rivolgono al dentista. Spesso si sottovaluta l’importanza di sostituire un dente mancante

“Dottore anche se manca un dente non mi serve rimetterlo, tanto non si vede”.
Questo è quello che spesso il dentista si sente rispondere quando consiglia di sostituire un dente che manca nella parte posteriore della bocca.
Si tende di solito a sottovalutare l’importanza dei denti posteriori in quanto non si notano quando si sorride e non sembra necessario doverli sostituire.
In realtà, non bisogna valutare solo il discorso estetico, ma anche quello funzionale e di durata.
Per una corretta masticazione è infatti fondamentale la parte posteriore della bocca per non sovraccaricare i denti anteriori, che rischiano di durare meno.

Perdendo i denti che “non si vedono” facciamo durare meno “quelli che si vedono”, oltre che poter avere più facilmente problemi neuro-muscolari.
Le soluzioni solitamente adottate per la sostituzione di un dente sono il ponte di tre elementi, che impone di dover limare i due denti pilastro oppure l’impianto.
Si tratta di viti in materiale biocompatibile (titanio) che vengono inserite al posto della radice dell’elemento mancante.
Si aspetta qualche mese che la vite venga integrata dall’osso e si inseriscono moncone e corona/capsula sulla “radice” artificiale.

Ho paura del rigetto, per questo non mi fido degli impianti.
Il rigetto al giorno d’oggi è molto raro vista la standardizzazione della fabbricazione e la sterilizzazione degli impianti in titanio.
Ci possono essere altri fattori, come infezioni, scarsa igiene, fumo, carico occlusale, malattie autoimmuni, che vengono però presi in considerazione dal dentista prima di procedere, perciò gli insuccessi sono estremamente rari.

Vorrei fare gli impianti, ma mi spaventa il dolore dell’intervento.
La sensibilità dell’intervento per un impianto singolo è pari a quella di un’ estrazione di un dente naturale. Anestesia e antidolorifici rendono l’intervento molto meno doloroso di quello che si potrebbe pensare.

“È tutto qui?”, è spesso quello che ci sentiamo dire dai nostri pazienti a fine intervento.

 

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